L’INIZIO DEL CALVARIO DEI CITTADINI ANDORESI

Era il lontano 25 ottobre 2022 quando le Associazioni scrivevano a Rivieracqua, richiedendo i documenti del sistema di approvvigionamento idrico, con la conseguente fissazione di un sopralluogo tecnico con l’Ente Gestore e l’Ente proprietario dei pozzi presenti sul territorio.

L’ordinanza sindacale del 25 luglio 2022 aveva vietato il consumo d’acqua per fini potabili.

Mentre la “politica” cercava i suoi colpevoli, gli andoresi vedevano sgorgare dai rubinetti acqua arancione, constatavano la rottura degli elettrodomestici e delle calderine, vedevano comparire sulla pelle eritemi e davano fondo ai portafogli per acquistare l’acqua minerale.

Tutto ciò, perché salvo qualche cisterna, il gestore non si era premurato di attivare alcun piano di emergenza per la penuria idrica.

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Le Associazioni raccoglievano il grido disperato dei cittadini organizzando sedute, condividendo azioni comuni, scrivendo diffide e richieste di risarcimento dei danni al gestore, arrivando ad attenzionare la magistratura con una denuncia – querela.

Alla lettera del 25 ottobre 2022, seguivano ulteriori missive indirizzate anche al Commissario ad Acta, ad Arera e alla Regione Liguria, mettendo in guardia che, se non si fossero prese le giuste contromisure con un piano di emergenza idrica, l’estate 2023 avrebbe colpito Andora con la penuria idrica in modo ancora più tragico. Un tavolo istituzionale concertato decide, quindi, di affidare all’Università di Firenze lo studio per trovare soluzioni alla crisi idrica, i cui esiti rimangono a tutt’oggi sconosciuti.

Nel frattempo, Rivieracqua si dimostrava reticente nel rispondere alle giuste aspettative di programmazione e salvaguardia delle risorse idriche: non rispondeva in alcun modo alle richieste delle Associazioni, stracciando sistematicamente la Carta dei Servizi, che pure dovrebbe essere fonte di ispirazione nell’operato con l’utenza.

Il Vicepresidente giustificava il pagamento della bolletta per l’acqua potabile con la scusa dello stato siccitoso e, riguardo la quota di depurazione dei reflui, sosteneva l’applicazione dell’art.8 sexies della L. n.13/2009, che, a Suo dire, avrebbe reso legittimo il prelievo di danaro anche in assenza di un depuratore a norma, dimostrando tutta la “Sua magnanimità” con l’accordare una rateizzazione nel pagamento.

Ancora una volta intervenivano le Associazioni con la lettera del 10 febbraio 2023 con lo scopo di tutelare l’utenza e controbattendo alle “follie giuridiche“ decantate dalla Presidenza:

  • per quanto riguarda “l’acqua salata“, si rammentava la non debenza del corrispettivo, perché inadempiente rispetto agli obblighi previsti dalla Convenzione ATO e, in particolare, per non aver adottato un piano di gestione di cui all’art. 33 nei casi di penuria idrica o di bassa qualità
  • per quel che concerne il mancato servizio di depurazione dei reflui, si ribadiva la portata della sentenza della Corte di Giustizia UE che aveva accertato, in via definitiva nell’ottobre 2022, l’inadempimento dello Stato italiano alla direttiva 91/271/CEE.

Dalle risultanze di Arpal, infatti, emerge che l’attività dell’Impianto di Andora, sprovvisto dell’autorizzazione allo scarico a mare, è assolutamente incongruo per l’utenza servita.

Per questo motivo, le Associazioni si fanno portatrici del diritto universale all’acqua degli andoresi, redigendo numerosi di reclami, aventi ad oggetto la richiesta di ripetizione delle somme corrisposte per alcun servizio e di risarcimento dei danni: Rivieracqua risponde negativamente negando l’apertura di un protocollo risarcitorio e delle conciliazioni nelle procedure di negoziazione assistita.

Furio Truzzi Presidente di Assoutenti E.T.S.

Sabrina Grassa Consigliere di Onda Ligure Consumo&Ambiente E.T.S Presidente del Comitato “ Acqua Cara in Bolletta “